Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 22 settembre 2017

Amantea come New Orleans.

Luciano Granieri



Ad Amantea in provincia di Cosenza i carabinieri hanno arrestato due fratelli di 41 e 48 anni accusati  di  intermediazione illecita, e sfruttamento del lavoro, aggravati dalla discriminazione razziale. Dalle indagini è emerso che i due, titolari di un’azienda agricola, prelevavano rifugiati, per lo più immigrati da Nigeria, Gambia e Senegal, presso il locale  centro di accoglienza di Ninfa Marina e li conducevano al lavoro nei campi. Nella stessa azienda i “caporali” sfruttavano altri stranieri provenienti  dalla Romania e dall’India. 

Africani, Indiani e Romeni, erano sottoposti a condizioni di lavoro degradanti, mangiavano a terra, dormivano in baracche malsane  sotto la stretta sorveglianza dei caporali. Ancora più ripugnante era l’abitudine dei due fratelli di differenziare la misera paga in base al colore della pelle.  I bianchi erano pagati 35 euro al giorno, mentre ai neri erano concessi solo 25 euro, dieci in meno dei loro compagni dalla pelle chiara. La notizia riportata dai mezzi d’informazione è rimasta in vista  per poco tempo. Gli arresti risalgono al 21 settembre e già al 22,cioè ieri, il fatto era sommerso da altri accadimenti anche frivoli. 

In  effetti lo sfruttamento della mano d’opera straniera e in particolare di colore, non è cosa nuova, si perde nella notte dei tempi. Agli inizi del ‘900, ad esempio, in molti Stati del sud degli Usa, viaggiava clandestinamente su sgangherati treni merci  una moltitudine di emarginati. Neri, bianchi, meticci  disperati  in cerca di un lavoro, anche misero. Su questa mano d’opera sfruttata, i grandi  proprietari terrieri, le  compagnie di trasporti e portuali, foraggiati  dal capitale finanziario, fondarono le loro fortune . 

E’ necessario ricordare che fino agli anni ’30 se un negro veniva trovato senza lavoro nel big south il suo destino era il linciaggio e l’impiccagione.  Il Mississippi, l’Alabama, il Texas erano attraversati da derelitti  erranti alla ricerca disperata di un’occupazione. Qualora quando  di questi trovava  da accasarsi presso lo sfruttatore di turno diversa era la paga che riceveva, quantificata  in base al  colore della sua pelle.  Chi era nero veniva pagato  poco  rispetto ad un meticcio (creolo) e ancora meno rispetto ad un bianco. 

I  porti di  New Orleans o Savannah come Amantea? Evidentemente si. Resta lo stupore nel osservare come in più di cent’anni di storia occidentale, la propensione allo sfruttamento ed alla discriminazione razziale si rimasta la stessa nonostante il mondo si notevolmente cambiato. Anni  e anni di lotte per i diritti  umani e civili  sembra siano passati inutilmente, come acqua fresca sulle derive fasciste,  razziste e discriminatorie proprie della logica imperialista . 

Eppure dei passi   avanti sull’affermazione dei diritti umani sembravano acquisiti e certificati. Le Costituzioni, definite troppo socialiste da J.P.Morgan, lo sviluppo di molteplici movimenti a tutela della dignità della persona umana, sembravano effetti concreti di una dinamica di affrancamento dalla barbarie.  

Poi è accaduto qualcosa che ha riportato l’orologio della storia indietro. Sarà stata la caduta del socialismo reale, che ha aperto la strada al completo dispiegamento della crudeltà capitalista? Una realtà che non fa prigionieri e sta rigettando l’intera umanità di nuovo  nella barbarie?  Forse Rosa Luxemburg  non aveva tutti i torti  quando affermava che non c’è alternativa, “o  socialismo o  barbarie” e la vicenda di Amantea come le vecchie storie degli stati americani del sud ne  sono la prova.

Di seguito proponiamo  il blues Black, Brown, and White di  Big Bill Broonzy. Il brano, inciso nel 1951, descrive in modo efficace la discriminazione nel mondo del lavoro persistente negli Stati Uniti  sin dagli  inizi del secolo scorso.  Lo stesso blues man  rivela che per anni nessuna casa discografica volle incidere il pezzo  perché lo ritenevano poco commerciale :” Cosa c’è di sbagliato vorrei saperlo– osservò Bill-  ho solo descritto il modo in cui il lavoratore nero viene trattato in tutti  luoghi di lavoro di questo Paese, nel Nord, nel Sud, all’Est e all’Ovest e voi tutti sapete che questa è la verità

Alcune parole significative del testo recitano:

Io ed un uomo (bianco , )
lavoravamo fianco a fianco
e questo è quanto :
pagavano lui un dollaro all'ora
ma a me davano 50 cents ...

se sei bianco , è tutto ok
se sei marrone
(bruno , come gradazione del colore della pelle) ,
resta (aspetta)
ma se sei nero , vattene !!







Legge Elettorale: proposta Fiano fascistissima

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea


L'On. Fiano vuol perseguire il fascismo ma poi propone una legge elettorale fascistissima.

Non troviamo altra maniera per qualificare una proposta che prevede che si debbano raccogliere 600.000 firme per poter presentare una lista alle elezioni.
Un autentico muro insormontabile superiore persino alla cifra prevista per i referendum.

Una barriera discriminatoria che diventa ancor più odiosa visto che i gruppi parlamentari già presenti si prevede che non debbano raccogliere firme.

Vessatoria perché discrimina i gruppi parlamentari nati dopo il gennaio 2017.

Praticamente un parlamento eletto sulla base di una legge dichiarata incostituzionale si darebbe una legge per blindarsi da nuove forze.

Qualsiasi democratico non può che indignarsi.

giovedì 21 settembre 2017

Sciopero generale: facciamo come la Francia!

Partito d'Alternativa Comunista.



In Francia i lavoratori e le lavoratrici il 12 settembre hanno dato vita a una grande giornata di sciopero generale unitario contro le politiche del governo Macron e contro l’applicazione della riforma del lavoro: centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza in tutte le principali città. In continuità con il 12 settembre, da subito si è rilanciata una nuova giornata di sciopero il 21 settembre. Le politiche padronali del governo Gentiloni non hanno nulla da invidiare a quelli del suo omologo d’oltralpe: basta pensare ai miliardi regalati alle banche e ai ripetuti attacchi al diritto di sciopero: e si annuncia un’altra Finanziaria lacrime e sangue. Eppure molto diverso da noi è il quadro degli scioperi e delle mobilitazioni dell’autunno. L’elemento che più spicca è l’assenza di proposte di mobilitazione e sciopero da parte dei grandi apparati sindacali Cgil, Cisl e Uil. I segretari generali di questi sindacati sembrano più impegnati ad attaccare, insieme col governo e coi padroni, le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici che a costruire azioni di resistenza: emblematici sono le vergognose dichiarazione della Furlan (Cisl) e della Camusso (Cgil) in merito alle mobilitazioni dei lavoratori Alitalia e dei lavoratori dei trasporti in generale. 
 
Nonostante il complice immobilismo di Cgil, Cisl e Uil, sono numerose le vertenze e le lotte in corso in diversi settori e luoghi di lavoro. Continuano le mobilitazioni dei lavoratori Alitalia (nuove giornate di sciopero e di lotta sono previste per l’autunno), degli altri settori dei trasporti (dal trasporto locale ai ferrovieri), delle telecomunicazioni e del telemarketing (pensiamo alle lotte in Tim, Almaviva, Transcom, ecc), delle cooperative e della logistica. Alcuni di questi settori (trasporti e logistica) hanno dato vita il 16 giugno scorso a una importante giornata di sciopero unitario, con il protagonismo diretto dei lavoratori e delle lavoratrici. La richiesta di scioperare nacque da un appello dei lavoratori Alitalia, una lotta importante anche per il valore simbolico che assume nello scontro contro il governo, le privatizzazioni, l’opportunismo dei grandi sindacati burocratici: i lavoratori di Alitalia, con il supporto del sindacato di base (Cub Trasporti), sono riusciti con gli scioperi, la lotta e il referendum a sferrare un duro colpo al piano del governo e dell’azienda supportato da Cgil, Cisl e Uil. 
 
Come hanno scritto giustamente le realtà riunite nel Fronte di Lotta No Austerity, anche in Italia “lo sciopero generale si presenta come l’appuntamento più importante dei prossimi mesi”. In un quadro sociale caratterizzato da disoccupazione di massa e condizioni di vita e di lavoro sempre più pesanti, con un progressivo smantellamento dei servizi pubblici (dalla scuola alla sanità), con violenze continue ai danni di immigrati, donne e lgbt, la costruzione di un grande sciopero generale è un’esigenza urgente della classe lavoratrice del nostro Paese. Un’esigenza purtroppo ostacolata non solo dai grandi apparati burocratici, ma anche dalle direzioni del sindacalismo conflittuale (“di base”) che, spesso ignorando le esigenze dei lavoratori e persino la loro stessa base, non sembrano animati dalla volontà di arrivare a una data unitaria di sciopero: il rischio è che si arrivi, come lo scorso autunno, a due giornate di sciopero generale di fatto contrapposte. Riteniamo che si tratti di dinamiche autoreferenziali e settarie da contrastare con fermezza. Soprattutto, si tratta di dinamiche distanti da quello che accade nei luoghi di lavoro, dove i lavoratori e le lavoratrici esprimono con chiarezza l’esigenza di lottare e scioperare uniti. E’ per questo che, prendendo esempio da quello che fanno i sindacati conflittuali di altri Paesi – dalla Francia alla Spagna al Brasile – occorre che lo sciopero generale sia costruito con un percorso di assemblee nei luoghi di lavoro, dando la parola – nei fatti e non solo a parole – alle lavoratrici e ai lavoratori in lotta che, non abbiamo dubbi, saranno a favore di una data di sciopero unitaria.
 
Il Partito di Alternativa Comunista è al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori in lotta. Facciamo appello agli attivisti dei sindacati affinché si pronuncino per l’individuazione di una data unitaria di sciopero generale fondata sulle esigenze della lotta e dei lavoratori.
Per uno sciopero generale unitario contro le politiche del governo Gentiloni
e contro i padroni!

Non si contano più i casi di aperta violazione, da parte di organizzazioni razziste e antidemocratiche, delle regole e delle leggi che fondano la convivenza civile, di spregio e violenza sulle stesse Istituzioni (irruzioni rivendicate pubblicamente, blitz in luoghi istituzionali e privati, deliranti pubblicazioni di contenuti illegali e immorali, inneggianti al razzismo, alla supremazia di alcuni, alla sottomissione di altri e così via).

Da Scintilla n. 82, settembre 2017


Né per la borghesia “democratica”, né per la borghesia reazionaria, ma per l'unità di azione di tutte le forze classiste e rivoluzionarie.
Né per un Governo borghese di centro-sinistra, né per un Governo borghese di fascisti mascherati, ma per un Governo degli operai e dei lavoratori sfruttati!

Si avvicinano le elezioni politiche e tutto ciò che avviene nello squallido teatrino della politica borghese va guardato attraverso questo prisma.

Gli effetti a lungo termine del referendum costituzionale hanno continuato a farsi sentire in questi mesi:  scissione del PD e crollo dei voti alle comunali.

Il debole governo Gentiloni si barcamena senza avere i numeri per nessuna legge importante (tranne dare le mazzate ai lavoratori).

Siamo all’esaurimento delle aspettative operaie e popolari nei confronti del PD e della fallimentare sinistra borghese. Sulle masse popolari non fanno più presa i triti argomenti del PD sul “voto utile” e del pericolo delle destre, quando è proprio questo partito a spalancare le porte alla reazione, al razzismo, alla xenofobia.

La crisi di questo partito è un aspetto della crisi organica della borghesia italiana, che ha visto  il suo aspirante ducetto, Renzi, perdere colpi su colpi negli ultimi mesi.
In generale aumenta la disaffezione verso i dirigenti della borghesia e i loro partiti riformisti e liberisti. Il distacco sempre più ampio fra le masse e le tradizionali rappresentanze politiche è un riflesso del crescente abisso economico fra le classi sociali.

All’esaurimento del bipolarismo, ora si accompagna la disgregazione dei principali partiti che non possono aspirare a vincere le elezioni e governare da soli.  Allo stesso tempo nessuna coalizione sembra abbastanza solida e coesa. Ci sono diverse "destre" e diverse "sinistre" borghesi, poco compatibili al loro interno e  con problemi di ”leadership”.
Per cercare di uscire dalla stagnazione politica i gruppi dominanti della borghesia puntano su una convergenza neocentrista, dietro le formule delle “larghe intese” e della  “solidarietà  nazionale”.

Il PD asseconda questo progetto conservatore con una netta svolta a destra. In generale l’intero quadro politico si sposta nella stessa direzione.
L’obiettivo del grande capitale è di uscire dalle prossime elezioni con una maggioranza parlamentare che sostenga un governo neocentrista (il “Renzusconi”) per avanzare nella trasformazione autoritaria dello Stato, imporre soluzioni antioperaie, schiacciare le lotte e proseguire  le politiche guerrafondaie NATO e UE.

Non è però da sottovalutare la crescente presa della Lega e  dei fascisti, che sfruttano l’effetto Trump e fomentano le masse contro i migranti in nome della guerra fra poveri e dell’egoismo nazionalista per supportare il ritorno al governo delle destre su posizioni ancora più reazionarie.  

Il tentativo di Pisapia e Prodi di mettere assieme un cartello elettoralistico con D’Alema, Bersani, Boldrini, Orlando, Tabacci, Civati, Fassina e soci, non è antagonista al PD. Serve solo a tirare la giacca a Renzi, che da parte sua non ha nessuna intenzione di tornare alla vecchia formula del centrosinistra.

Il “Polo alternativo” non rappresenta nessuna alternativa di sinistra (e non vuole nemmeno esserlo), ma è utile a coprire le scelte di destra del PD, responsabile di decenni di politiche antipopolari.

Il voto parlamentare di questi “progressisti” per un nuovo intervento militare in Libia ha chiarito la loro natura filo imperialista.

Nemmeno il M5S è un alternativa. La sua funzione è quella di tenere sotto controllo gli strati sociali  intermedi colpiti dalla crisi.
Di Maio è il capo di un nuovo partito dei padroni e degli imprenditori dell’e-commerce, un partito a “5 stelle e strisce” difensore dello Stato borghese, che può fare riferimento indifferentemente ai ''valori'' del fascismo e della socialdemocrazia (entrambi derivati del sistema capitalistico), ma mai ai valori della classe operaia.

E’ evidente che dalle prossime elezioni non verrà nessuna soluzione ai problemi degli operai, delle masse lavoratrici, dei giovani, delle donne. 
Si profila un governo ancor più reazionario dei precedenti, che punterà a sopprimere le libertà democratiche dei lavoratori e intensificherà la repressione.

In questa situazione il compito del proletariato rivoluzionario  non è certo quello di  lasciarsi intrappolare dentro i blocchi elettorali borghesi o di coprire le spalle a Renzi, appoggiando l’impotente socialdemocrazia.

Al contrario, è quello di approfittare  della crisi organica della borghesia italiana, rompendo con tutte le illusioni elettoraliste e riformiste, rafforzando e estendendo la resistenza di classe, sviluppando la tendenza alla mobilitazione rivoluzionaria delle masse.

Di qui la nostra posizione in vista delle prossime elezioni politiche, che si svolgeranno - è bene ricordarlo -   con un  regime di apartheid elettorale, dal momento che circa il 10% della popolazione, i lavoratori immigrati, che producono il 12% della ricchezza nazionale e pagano le tasse, saranno privati del diritto di voto. Un’altra  delizia della democrazia borghese!

In assenza di liste di fronte unico proletario o di fronte popolare, che sosteniamo apertamente, noi gridiamo:  
Nessun voto ai rappresentanti della classe dominante e della piccola borghesia! 
Boicottaggio delle elezioni attraverso il rifiuto del voto, l’astensione attiva o il voto nullo!
Con questa posizione - che deve’essere portata in ogni fabbrica, in ogni assemblea - esprimiamo il rigetto delle soluzioni borghesi  e piccolo borghesi  della crisi, della pressione politica e mediatica  per farci scegliere i rappresentanti delle classi sfruttatrici che ci massacreranno nei prossimi anni (faranno di tutto per accaparrarsi voti).

Un rifiuto che significhi NO alle politiche neoliberiste e di guerra sostenute da tutti i partiti in lizza, ai progetti reazionari che coltivano, alla repressione e alla militarizzazione della società, alla xenofobia e al nazionalismo borghese.

Un rifiuto che acuisca la crisi di legittimità e di autorità della classe dominante e delle sue istituzioni, che privi dei suoi appoggi politici il prossimo governo antioperaio, che mostri il volto controrivoluzionario del parlamento borghese.

Il nostro rifiuto è parte della lotta, della protesta e della sfiducia proletaria contro l’oligarchia finanziaria e  i suoi servi,  contro l’arbitrio e la soppressione delle libertà.

Con ciò manifestiamo l’opposizione a un’intera  classe di politicanti corrotti e   trasformisti, a un sistema barbaro e reazionario.

Assieme al rifiuto del voto si deve esprimere lo sviluppo della resistenza e della lotta  operaia e popolare contro la politica di austerità, reazione e guerra. Nessuna tregua elettorale! 

La vera alternativa sorgerà dalle lotte extraparlamentari della classe operaia, dal fronte unico proletario, dai comitati operai e popolari, e si concretizzerà nel loro sbocco politico:  il Governo operaio e di tutti i lavoratori sfruttati, l’unico che potrà dare ai lavoratori la garanzia del lavoro, dei diritti, dei servizi sociali, della pace!

Condizione per avanzare è  un’organizzazione indipendente e rivoluzionaria della classe operaia, embrione del futuro Partito comunista.

Compito dell’oggi per tutti i sinceri comunisti è lavorare alla sua creazione. Avanti compagni!

Il Comitato nazionale ANPI sull'escalation neofascista e le iniziative per il 28 ottobre

Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
Comitato Provinciale di Frosinone



Riceviamo ed inoltriamo sollecitando tutti e tutte ad organizzare quanto possibile per informare e mobilitare l'opinione pubblica sulla gravità ormai raggiunta dall'impunità neofascista.

Non si contano più i casi di aperta violazione, da parte di organizzazioni razziste e antidemocratiche, delle regole e delle leggi che fondano la convivenza civile, di spregio e violenza sulle stesse Istituzioni (irruzioni rivendicate pubblicamente, blitz in luoghi istituzionali e privati, deliranti pubblicazioni di contenuti illegali e immorali, inneggianti al razzismo, alla supremazia di alcuni, alla sottomissione di altri e così via). 

Allo stesso tempo, non si vedono segnali seri e coerenti da parte delle Istituzioni deputate al mantenimento dell'ordine democratico e all'applicazione della Costituzione, che invece nicchiano, tollerano, a volte coprono quei figuri e le loro azioni.

Anche i cittadini democratici, disorientati probabilmente dalla grande confusione che regna nella politica, stentano ad assumere quel ruolo di lotta responsabile che più volte ha impedito che l'Italia sprofondasse in gorghi bui.

Insieme alla situazione italiana registriamo ormai da tempo la montata reazionaria in molti Paesi della stessa Europa che, se è vero che si è riscattata spazzando via il nazismo ed il fascismo, è anche vero che è e resta il ventre che li ha partoriti.

Il rischio pertanto non è teorico, né così lontano da essere improbabile. Le forme in cui si presentano i nuovi messaggi sciovinisti ed intolleranti sono in parte nuove, anche se persiste al fondo e con molta evidenza una concezione della storia e della società fondata sulla distruzione anche fisica dell'avversario, sull'intolleranza del presunto diverso, sull'uso dei bisogni e della disperazione per costruire il consenso intorno a proposte totalitarie, esclusive, in sostanza liberticide.

Il tutto, ovviamente, in nome di una vilipesa libertà di pensiero.

Il fascismo, lo ripetiamo, non è e non si mostra nei fatti come pensiero politico, ma come negazione del pensiero e del diritto altrui.

Ma oggi prende piede, come ampiamente previsto da molti negli anni passati, anche per l'incapacità politica dei gruppi dirigenti, e per il calcolo economico dei gruppi dominanti, di opporre la concretezza delle soluzioni democratiche alla crisi, trascinandola e facendola lievitare sulle spalle dei ceti bassi della società, da sempre facile preda delle illusioni muscolari dell'"uomo forte al comando".

Il quadro è davvero serio, non rendercene conto e sottovalutare oggi la necessità di ripresa del protagonismo democratico vuol dire preparare lacrime amare per un domani molto, molto vicino.

Ognuno faccia quello che può.

Noi daremo seguito alle determinazioni che verranno dagli organismi dirigenti nazionali, intanto produrremo iniziative già nei prossimi giorni sul territorio. 

Fraterni saluti.

mercoledì 20 settembre 2017

Acerbo (PRC): ripristinare festa del XX settembre, abolita dal fascismo. Laicità dello Stato fondamento delle nostre libertà e della convivenza civile



Il segretario nazionale di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea Maurizio Acerbo dichiara:

Il XX settembre ricorre l’anniversario della Breccia di Porta Pia e della fine dello Stato Pontificio. Si tratta di una data fausta per l’Italia. Veniva posta fine ad une delle ultime monarchie assolute dei tempi moderni,  una teocrazia che motivava la sua intolleranza e il suo dominio sulle coscienze e sui corpi con il richiamo al diritto divino e con la pretesa che il papa-re fosse il vicario in terra di colui che è “Re dei re”.

Il XX settembre è stata festa nazionale fino al 1929 quando fu abolita in seguito agli accordi tra regime fascista e Vaticano.

Chiediamo che tale ricorrenza sia ripristinata e celebrata dalla Repubblica come merita.
Oggi è una festa dimenticata da quasi tutti ma va rilanciata quale momento di celebrazione dei valori di tolleranza, libertà religiosa, laicità dello Stato che oggi sono patrimonio comune del nostro popolo, fondamento della Costituzione e sono condivisi anche dalla stragrande maggioranza dei cattolici. 

La stessa Chiesa è profondamente cambiata e per milioni di cattolici è preferibile avere oggi un papa che rappresenta un’autorità morale e spirituale persino per i non credenti piuttosto che un papa-re che comminava la pena di morte e veniva giustamente definito da Garibaldi “un metro cubo di letame”.

Non dimentichiamo che se oggi in Italia e in Europa la religione non assume le forme teocratiche o fondamentaliste che critichiamo in molti paesi islamici non lo si deve a chissà quale superiorità occidentale ma a secolari lotte contro l’oscurantismo e per la libertà.
La laicità dello Stato è fondamento delle nostre libertà e della convivenza civile. Non si capisce perché il XX settembre non debba tornare ad essere una festività in cui cerebrarla.

martedì 19 settembre 2017

SCUOLA: PROTESTE IN TUTTA LA PROVINCIA. FGC «STUDENTI IN PIAZZA IL 13 OTTOBRE»

Gianluca Evangelisti, responsabile Provinciale Fronte della Gioventù Comunista.


Proteste e volantinaggi in diversi istituti della nostra provincia. Un inizio dell’anno scolastico movimentato che preannuncia manifestazioni durante l’autunno e iniziative di protesta degli studenti. A organizzare volantinaggi sul territorio provinciale i militanti del Fronte della Gioventù Comunista (FGC), che invita gli studenti ad “alzare la testa” e a lottare per una scuola diversa. 
«La scuola che viviamo è sempre più lontana dalle esigenze degli studenti, è una scuola di classe piegata agli interessi delle imprese e dei loro profitti» ha dichiarato Gianluca Evangelisti, responsabile provinciale del FGC «L’alternanza scuola-lavoro obbligatoria è la dimostrazione più chiara di questo stravolgimento: si permette ai padroni di sfruttare il lavoro gratuito di un milione e mezzo di studenti l’anno e risparmiare sulla formazione aziendale; si lascia alle imprese la possibilità di avere voce in capitolo sulla didattica e di sostituirsi allo stato nel finanziamento delle scuole. Mentre avviene tutto questo il diritto a un’istruzione di qualità è limitato o negato alla maggioranza degli studenti, tanto che un giovane su sei non riesce a finire il proprio percorso di studi. Questo modello educativo non valorizza le capacità degli studenti ma li educa alla precarietà e a un futuro di rassegnazione».
«Non abbassiamo la testa di fronte a tutto questo, abbiamo bisogno di un’educazione diversa e siamo determinati a conquistarla» conclude Evangelisti «Ci mobilitano fin dai primi giorni di scuola per organizzare la manifestazione del 13 ottobre, ricordando che anche da piccole province come la nostra gli studenti sono pronti a lottare  Organizziamoci e lottiamo per rivendicare una scuola che sia davvero a misura di studente, al servizio di noi futuri lavoratori e non delle imprese private. Cominciamo questo anno scolastico a testa alta, perché è più che mai necessario rispondere agli attacchi sistematici portati avanti contro il nostro futuro».