Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 31 agosto 2016

Acea ATO5. Tariffe 2016, basta rapine.

Comitato Provinciale Acqua Pubblica Frosinone



L’Assemblea dei sindaci si riunisce venerdì 2 settembre alle ore 14,00  presso il palazzo della Provincia di Frosinone.
Per fare cosa?

Per verificare lo stato della procedura di messa in mora del gestore?

Per modificare la Carta dei Servizi ed impedire così ad Acea Ato5 di continuare a vessare i cittadini?

Nel mondo delle favole potrebbe essere, ma nell’incubo ciociaro pensarlo è pura follia.
Eppure il 18 febbraio di questo 2016 tutti i sindaci meno uno avevano votato proprio questo, ma dopo 197 giorni di … questo non si parla e l’unico argomento degno dell’attenzione del nobile consesso è la tariffa per l’anno domini 2016.

I fatti parlano da soli, ma se la rabbia per la cialtroneria di questi signori è tanta, non dobbiamo consentire che questa rabbia ci faccia fare il gioco altrui.
Fermo restando che Acea Ato 5 S.p.A. se ne deve andare, non dobbiamo consentire ai signori sindaci di fare il solito squallido giochetto che si risolve in due possibili e sperimentate soluzioni.

La prima è che le assemblee vadano deserte o non arrivino a nessuna decisione, consentendo così ad Acea di ricorrere al TAR per la nomina del commissario killer, che farà gli affari del mandante.

La seconda è che l’Assemblea approvi, come è avvenuto per il 2014 e per il 2015, la proposta di tariffa fatta direttamente da ACEA e che ha garantito a questa di chiudere i relativi bilanci con un utile nell’ordine dei dieci milioni l’anno.

L’Assemblea deve decidere la tariffa, ma questa non può essere neanche una proposta di una Segreteria Tecnica che, nella migliore delle ipotesi, si limiterebbe solo all’applicazione delle astruse formule del metodo imposto dall’A.E.G.S.I.

L’Assemblea dei sindaci deve approvare una tariffa per il 2016 che risponda ad un criterio di equità e giustizia nei confronti di un territorio e di una popolazione martoriata.

L’Assemblea dei Sindaci deve assumere la decisione politica di stabilire per l’anno 2016 una tariffa non superiore al 50% della tariffa del 2015 e rigettare ogni richiesta di conguaglio di un gestore che deve restare solo il tempo necessario al subentro di un nuovo gestore pubblico.

Noi venerdì 2 settembre ci saremo e chiederemo conto dei presenti e degli assenti e presenteremo il conto a chi dovrebbe essere lì a rappresentarci.

Acqua Pubblica. Appello ai sindaci dell'ATO5

Ai Sindaci dei Comuni dell'Ambito Territoriale Ottimale n. 5 Lazio Meridionale – Frosinone

Al Presidente dell'Autorità dell'Ambito Territoriale Ottimale n. 5 Lazio Meridionale – Frosinone

Agli organi di stampa

Gentile Sindaco,
in occasione dell’Assemblea dei sindaci convocata per il giorno 2 settembre p.v. con all’ordine del giorno l’approvazione del Piano Economico Finanziario e l’aumento delle tariffe idriche 2016-2019, Le chiediamo di non risolvere l’Assemblea secondo già sperimentate e disastrose soluzioni, di non essere, quindi, responsabile di una eventuale non decisione dell’Assemblea che consentirebbe al gestore Acea Ato 5 S.p.A. di ricorrere al TAR per la nomina di un commissario, di non approvare (come già avvenuto pe il 2014 e per il 2015) la proposta fatta direttamente dal gestore che ha garantito a quest’ultimo di chiudere i relativi bilanci con un utile nell’ordine dei dieci milioni l’anno, e neanche di decidere una tariffa sulla proposta di una Segreteria Tecnica che si limita all’applicazione delle formule del metodo imposto dall’A.E.G.S.I. di cui abbiamo espresso in altre occasioni le innumerevoli criticità.

È necessario che L’Assemblea dei sindaci approvi una tariffa per il 2016 che risponda ad un criterio di equità e giustizia nei confronti di un territorio e di una popolazione martoriata. Chiediamo, quindi, a Lei e a tutti i Sindaci facenti parte dell’Assemblea dei Sindaci dell’Ato 5 di assumere la decisione politica di stabilire per l’anno 2016 una tariffa non superiore al 50% della tariffa del 2015 e rigettare ogni richiesta di conguaglio di un gestore che deve restare solo il tempo necessario al subentro di un nuovo gestore pubblico. Quindi, di verificare lo stato della procedure di messa in mora del gestore e procedere alla risoluzione del contratto per colpa del gestore; di modificare la Carta dei Servizi ed impedire che Acea Ato 5 S.p.A. continui a vessare i cittadini. 

Con la presente facciamo inoltre formale richiesta al Presidente dell’Autorità d’Ambito di prendere parola durante l’Assemblea dei Sindaci per avere la possibilità di rappresentare le nostre preoccupazioni e illustrare nel merito le suddette richieste. 

Distinti saluti 

Comitato provinciale acqua pubblica Frosinone


Una battaglia che non possiamo permetterci di perdere

Rossana Tasselli Comitato per il NO-Democrazia Costituzionale Genova

Buongiorno a tutti. Ora più che mai, in occasione della volata finale della campagna referendaria, sento la necessità di condividere con tutti gli attivisti dei vari comitati locali un appello, al quale spero vorrete concedere la vostra attenzione. 

Innanzitutto, è doveroso da parte mia presentarmi. Rossana Tasselli, cinquantaquattrenne genovese, nipote, per parte di nonno e zio paterni, di partigiani “veri”, anzi verissimi, anche se deceduti. I valori democratici della Resistenza e della Costituzione fanno quindi parte del mio DNA, per averli vissuti e assorbiti atraverso il racconto dei diretti testimoni, tra i quali c'era ovviamente mio padre che, allora bambino, ha visto con i propri occhi gli orrori, le privazioni e il clima della guerra. In qualità di erede di partigiani e di iscritta ANPI, ho seguito per anni, e con immutata apprensione, le vicende riguardanti il pericoloso e inaudito tentativo di manomissione della Costituzione. La partecipazione alla raccolta firme, avvenuta in un clima surreale, mi ha purtroppo indotta (e tengo a sottolineare che si è trattato di una conclusione dolorosa e sofferta) a stigmatizzare anche il comportamento di ANPI, che a mio avviso non si è mostrata, nella circostanza, né conseguente agli allarmi che da tempo andava lanciando, né sufficientemente agguerrita nella difesa dei valori dai quali mi sentivo rappresentata. Unirmi a uno sparuto ma determinato gruppo di fuoriusciti da varie forme partitiche e associative (quelli che io definisco, come me, gli “ex-tutto”), con i quali abbiamo fondato il Comitato per il NO- Democrazia Costituzionale Genova , è stata la sola scelta possibile non solo per me, ma per tutti i genovesi che fossero fermamente intenzionati a dare un contributo attivo al raggiungimento del risultato Chi mi conosce sa anche che fino ad oggi non ho votato Cinque Stelle (e a questo punto devo dire purtoppo, perché Renzi sta governando con il voto da me dato a Bersani, fatto che considero un vero e proprio tradimento) e che non ho ancora deciso a chi darò il mio voto. Chi mi conosce sa, soprattutto, che non sono persona che si appassioni al primo venuto, e che anzi detesto i fanatismi e i vari “deus ex machina”, di qualsiasi genere e provenienza. Sono abituata a pensare con la mia testa, e non amo prendere per buone le verità rivelate. 

Ciò premesso, preciso che il mio approccio al problema non è di natura ideologica, ma invece analitica e strategica. Non è di natura ideologica non perché io non avessi prima o non abbia più ideali, ma perché ritengo che questo non sia il momento di combattere battaglie ideologiche. Non è il momento dei calcoli politici, né dei personalismi, né dei regolamenti di conti. È piuttosto il momento di ricordare che, a consegnare l'Italia al berlusconismo prima e al renzismo poi, siamo stati noi. È il momento di unirci sotto la sola bandiera che ci rappresenta tutti, e cioè in difesa della nostra Costituzione. Non si tratta di salire sul carro del vincitore, atteggiamento che non mi appartiene e che mai mi sognerei di proporre a nessuno di voi. Si tratta piuttosto di stabilire delle priorità, e di rimandare qualsiasi valutazione che ci distolga dal nostro unico obiettivo, altrimenti non ci saranno più priorità da assegnare né obiettivi da perseguire. Si tratta, soprattutto, di non ripetere gli errori del passato, di cogliere ogni opportunità, di ritrovare entusiasmo e determinazione, e di mettercela tutta, fino all'ultima goccia, proprio come hanno fatto i partigiani che questa Costituzione ci hanno faticosamente lasciato in eredità. 

Il mondo è cambiato, e il nemico ci conosce molto bene. Sa con precisione quali sono i nostri punti deboli, se ne è già abbondantemente servito e, se non gli togliamo dalle mani quest'arma, continuerà a farlo fino a spazzarci via definitivamente. Ricordiamo come Ulisse ha vinto la guerra di Troia. Ricordiamo qual è il segreto dell'evoluzione di qualsiasi essere vivente, cioè la capacità di adattamento all'ambiente circostante. Non dimentichiamo che “prevenire è meglio che curare”, e che una tardiva prevenzione è comunque meglio di una intempestiva quanto illusoria ricostruzione, come purtroppo dimostra la recente sciagura che ha colpito al cuore il nostro Paese. Non dimentichiamo, infine, la soverchiante forza della realtà, che vorrei definire con le parole di un mio racconto: “C'è, nel reale, una genuina attitudine a riportare le idee al contingente, al concreto, al materiale, una mano salda e provvidenziale che in un attimo è capace di spazzare via le illusioni e riconsegnarle alla tangibile dimensione del fattuale”. La realtà, dunque, ci obbliga costantemente al confronto. É un confronto impietoso, d'accordo, perché non muta con la nostra disapprovazione, non si piega ai desideri, non perdona gli errori e non lascia spazio agli ideali. Ma è un confronto ineluttabile, indifferibile ma anche salutare, che ci restituisce come rilevante opportunità il supporto dei Cinque Stelle. Non a caso il Coordinamento Nazionale, al quale tutti abbiamo aderito, ci ha messo a disposizione l'aiuto di un esperto, nella persona di Gherardo Liguori, il cui apporto, però, mi risulta non aver riscosso, da parte di alcuni di noi, il favore sperato. Le strategie che può indicarci e gli strumenti che può fornirci, invece, sono preziosi, competitivi e straordinariamente potenti, e non solo perché provengono da una profonda conoscenza del settore della comunicazione, ma anche perché intelligentemente proposti con sensibilità e disponibilità all'ascolto, e soprattutto suscettibili del necessario adeguamento alla nostra storia e al nostro bagaglio culturale. Nulla ci viene imposto: siamo anzi noi, gli attivisti, a indicare a Liguori le modalità secondo le quali impostare la campagna, mai il contrario. Dovendo combattere non solo un nemico infinitamente più potente, ma anche un nemico che non esita a fare ricorso a queste stesse strategie, sia pure con un metodo completamente diverso, non possiamo permetterci di sottrarci alle nuove logiche, pur modellandole sul linguaggio che ci appartiene per tradizione. Non possiamo scegliere il campo di battaglia, perché è su questo che, volenti o nolenti, ci troviamo a batterci, né possiamo sperare di combattere l'atomica con l'arco e le frecce. 

Che ci piaccia o no, siamo a una svolta.
 Ci troviamo in una congiuntura che richiede un salto oltre i consueti steccati, un rapido adeguamento all'inarrestabile procedere dei tempi, e anche un po' di sana umiltà. Se saremo pronti a raccogliere l'aiuto che ci è stato offerto, avremo tempo per tutto: per le dissertazioni su chi e perché, per le ricostruzioni di cosa e come, per le opinioni e i distinguo, per le idee, le divisioni e le rifondazioni. Avremo tempo per tutto quello che saremo stati capaci di difendere. Viceversa, se non coglieremo quest'ultima opportunità, sarà la realtà a superarci e a metterci definitivamente all'angolo: un angolo totalitario da cui non ci sarà via d'uscita. Non diamoci per vinti, raccogliamo tutte le forze usiamo tutte le armi a nostra disposizione. La spoporzione delle forze in campo non ci lascia altra via, ma la causa vale ogni singola energia che saremo in grado di spendere. Augurandomi che il mio appello non solo aiuti a superare insensate e pericolose resistenze, ma, per gli intenti unificanti e l'accoratezza che lo ispirano, riesca anche a far breccia nelle menti e negli animi di chi legge, auguro a tutti buon lavoro e buona battaglia, perché la nostra è una battaglia che non possiamo permetterci di perdere. 

martedì 30 agosto 2016

Elezioni comunali a Frosinone. Iniziano le grandi manovre

Luciano Granieri

Cominciano le grandi manovre in vista delle elezioni comunali nel Capoluogo. Movimenti e organizzazioni politiche di Frosinone iniziano  a sondare il terreno, mettere appunto liste e candidature. Ad una prima sommaria analisi, fra incertezze e dubbi, un fatto emerge  con chiarezza. I candidati proverranno da liste civiche. La prossima tornata elettorale nella nostra città non vedrà la partecipazione dei partiti. Le uniche due eccezioni potrebbero essere il  Movimento 5 Stelle, che designerà il candidato a sindaco  con la solita riffa sul web,  e il Partito Socialista Italiano. La partecipazione dei Socialisti a qualsiasi votazione si tenga nella nostra Provincia è ormai una tradizione.  Elezioni a Frosinone senza il Psi e come il carnevale senza la radeca. Candidato a sindaco sarà il segretario cittadino Vincenzo Iacovissi. 

Per il resto, come detto,  solo liste civiche. La prima formazione è il Pd (Pontieri Democratici). Un nome una garanzia. La lista, infatti pone al primo punto del suo programma l’edificazione di un ponte militare a sutura del Viadotto Biondi. Ciò in aperta contestazione con il sindaco uscente Nicola Ottaviani, il quale ha sempre promesso
l’edificazione della struttura, ma non l’ha mai realizzata.  Francesco De Angelis,  presidente dell’Asi,  Francesco Scalia,  Senatore della Repubblica, sono gli organizzatori delle lista. Pare che fra i due sia in corso una lite sulla primogenitura dell’idea del nome, non solo, ma le divergenze potrebbero estendersi anche alla scelta del candidato sindaco. 

Nel merito il presidente dell’ordine dei medici di Frosinone, Fabrizio Cristofari ha già proposto la sua candidatura. Il medico  sembra essere benvisto  da Scalia e dai componenti di un’altra lista civica l’NCD (nuova ciociaria democratica). La formazione organizzata dall’ex deputato   europeo Alfredo Pallone, potrebbe appoggiare Cristofari, oppure, qualora ci fossero primarie aperte, proporre come candidato l’ondivago ma fedele Gerardo Trina, detto Zaccheddu, già vice sindaco di Frosinone in rotta con il sindaco Ottaviani. 


Nomi questi poco graditi dall’altro tenutario del Pd Francesco De Angelis, il quale punterebbe sulla senatrice Maria Spilabotte o altre figure come la dirigente  Sara Battisti. Probabilmente si terranno le primarie. E il candidato perdente,  non importa se sostenuto da Scalia o De Angelis, verrà  indotto, da chi dei due avrà subito la sconfitta, a costituire un’altra lista antagonista.

A meno che non subentri il Papa straniero.  Il sindaco uscente Nicola Ottaviani.  La sua candidatura, pur se apparentemente in  contrapposizione allo spirito della lista metterebbe  d’accordo tutti.  Lo stesso Ottaviani non vedrebbe male un supporto del  Pd (Pontieri Democratici) ritenuto  il veicolo più efficace  per trasferirsi da P.zza VI Dicembre a Palazzo Madama, qualora dovesse passare il referendum costituzionale.  


In opposizione al Pd, potrebbe schierarsi un’altra lista civica FI (Frosinone Indomita) il cui ideatore è Mario Abruzzese attuale consigliere regionale. Ancora incerta la candidatura a Primo Cittadino.  Fra i più quotati potrebbe esserci  il consigliere provinciale e consigliere comunale Danilo Magliocchetti. Il sogno sarebbe ripresentare   Nicola Ottaviani, ancora lui ,ma la cosa appare alquanto difficile . Non c’è da meravigliarsi per l’elevata considerazione che l’avvocato frusinate gode in tutte le formazioni.  E’ riconosciuta la sua capacità di formare liste che lo appoggiano personalmente.  Pensionati per Ottaviani - Carcerati per Ottaviani - Ottaviani nel cuore e nella saccoccia - Appalti ottavianei - Ciavardini, Concutelli, Spada per Ottaviani , sono solo alcune delle liste personali che potrebbero assicurargli un secondo mandato.  



Passiamo ad entità  minori. Noi con Salvemini, si presenterebbe  come formazione  separatista meridionalista il  cui candidato a sindaco potrebbero essere l’ex consigliere di minoranza e maggioranza Carmine Tucci. Il programma è incentrato sulla forte entità etnico culturale del meridione con Frosinone come capitale morale . Entità da difendere a tutti i costi dalle pericolose contaminazioni degli extracomunitari. Ad essa potrebbe unirsi la lista FdI (Fratelli di Incitti), chiaramente inspirata dal leader ciociaro di Casapound Fernando Incitti che non vuole  concorrere con l’ancora poco accreditato vessillo dei fascisti del 3°Millennio. 

Rimangono i riformisti a sinistra del Psi e i comunisti ciociari variamente allocati. Per ora si stanno occupando d’altro. Disoccupazione, immigrazione, disagio sociale. Temi importanti ma raramente riferiti alla città di Frosinone. Formazioni particolari non sono previste. Tanto una volta definiti gli schieramenti, ognuno di loro si presenterà con la lista che più ritiene utile  per accaparrarsi un posto in consiglio comunale  e affanculo la lotta di classe. 

AMBUFEST: FALLIMENTI E STRANE NOMINE

Ufficio stampa 
Dep.Luca Frusone



La polemica sugli ambufest non si placa. Otre i medici di medicina generale anche la politica inizia a chiedere conto del progetto “ambufest” cioè gli ambulatori festivi che dovevano eliminare le code nei pronto soccorso. In realtà il Movimento 5 Stelle aveva già da tempo messo sotto la lente questo progetto che a Roma era partito in anticipo e un’interrogazione, ancora senza risposta, del consigliere Barillari chiedeva proprio conto del fallimento del progetto. Ma il caso degli Ambufest di Frosinone ha una sua specificità come ci spiega il Deputato Luca Frusone:” gli ambufest è chiaro che non tolgono le file al pronto soccorso ed erano nati proprio per questo . Zingaretti come al solito sbandiera numeri renziani ma la realtà è un’altra e ci troviamo di fronte ad un nuovo fallimento come lo furono gli ambumed qualche anno fa ma oltre ai numeri abbiamo chiesto conto di un’altra cosa, sia al Ministero che all’anticorruzione e precisamente dell’iter che ha nominato i vari coordinatori”. L’Asl di Frosinone negli ultimi mesi, a seguito di alcune riunioni per questo progetto ha nominato 3 coordinatori, naturalmente stipendiati, per i 3 Ambufest di Sora, Cassino e Frosinone. Secondo Frusone ci sono alcune coincidenze particolari: “nella convocazione per il tavolo tecnico a maggio” dice “appaiono 3 nomi e non si capisce a che titolo vengono convocati. Qualche giorno dopo viene approvato il progetto Ambufest e successivamente, come è giusto che sia, segue l’avviso interno per trovare 3 coordinatori che alla fine di tutta questa recita risulteranno essere proprio i 3 che venivano convocati dal Direttore Generale Macchitella ancor prima che uscisse l’avviso. Visti i risultati potevano evitarsi tutta la storia dell’avviso e dire direttamente a chi volevano dare quei ruoli”. Questo il giallo dietro gli ambufest ciociari secondo Frusone che conclude dicendo “non sarebbe la prima volta che l’ASL di Frosinone si spinge oltre con le nomine, ma non sta a noi dirlo. Di certo con il progetto Ambufest si è persa un’altra opportunità per creare un legame forte tra la medicina territoriale dei medici di famiglia e quella ospedaliera che viene sempre di più depotenziata per favorire il privato. Non si è persa però occasione per sperperare denaro pubblico per fare l’ennesimo buco nell’acqua”


lunedì 29 agosto 2016

Siamo sempre lo straniero di qualcun altro. Imparare a vivere insieme è lottare contro il razzismo.

Ufficio Stampa PRC Provincia di Frosinone




Bellissima  iniziativa quella che si è svolta ieri presso la sede del Centro Multiculturale Oltre L' Occidente a Frosinone, promossa dalla Federazione del Partito della Rifondazione Comunista.
Una giornata di incontri, di emozioni, di racconti e di storie sincere. 
E’ stato un modo per trascorrere una giornata insieme tra persone provenienti da diverse parti del Mondo, dando così un forte segnale di solidarietà e fratellanza.
C'è sempre un'Italia, che conserva nonostante i tanti problemi ancora una coscienza e un cuore immenso che va al di là dei propri confini disegnati su Carta Geografica.
Riconoscere la  diversità non è razzismo. E’ un dovere che abbiamo tutti. Il razzismo però deduce dalla diversità degli altri uomini la diversità dei diritti. Noi invece pensiamo una cosa, ovvero che tutti siamo diversi ma tutti abbiamo gli stessi diritti. Durante la giornata è stato proiettato il Film Fuocoammare, vincitore del festival Orso d’Oro  di Berlino. Un idea ecumenica di dignità e colore umano, che annulla i confini di razza e di lingua. Un film opportuno,umano e sconvolgente.

L'Aquila 2009, Amatrice 2016 quante drammatiche analogie, anche politiche.

Luciano Granieri



Sono passati   pochi  giorni dal terremoto che ha sconvolto il Centro Italia. Passando in rassegna i titoli dei giornali è sconvolgente l’analogia con  quanto veniva riportato nel 2009 dagli stessi organi d’informazione a proposito del terremoto dell’Aquila : la generosità degli  italiani, a cui viene attribuita una capacità di unirsi nel momento del bisogno travalicando le ataviche divisioni politiche e sociali - il dubbio che gli aiuti economici  vengano dirottati  verso scopi speculativi - le indagini su la sicurezza degli edifici crollati, puntualmente rivelatisi   meno resistenti dei castelli di sabbia, nonostante i soldi spesi per la loro messa in sicurezza.

Se per l’Aquila abbiamo assistito  indignati alle risate di due imprenditori edili i quali gioivano,  parlando al telefono,  nonostante i morti,  per  le opportunità di business che la ricostruzione della città abruzzese avrebbe loro offerto, nel caso della tragedia del Centro Italia la rabbia è arrivata dall’indegna rappresentazione di Bruno Vespa e del Ministro Delrio, i  quali, nello sciagurato Porta a Porta andato in onda pochi giorni dopo la tragedia, sottolineavano come il terremoto  di Amatrice e dintorni potesse offrire ampie opportunità di profitto  per l’industria del mattone. In realtà una  differenza fra le due disgraziate esternazioni c’è . Nel primo caso ci troviamo in presenza di due imprenditori ignari di essere intercettati, nel secondo il giubilo per le opportunità di business, manifestato  ancora a cadaveri sepolti, è stato  sbandierato pubblicamente   da uno sciacallo pseudo giornalista pagato profondamente dalla Rai, con i nostri soldi, e da un Ministro della Repubblica, per giunta a capo di quel dicastero incaricato di provvedere alla ricostruzione.

Altro elemento comune alle due tragedie riguarda gli impegni governativi. Berlusconi, Presidente del Consiglio nel 2009,  promise di ricostruire l’Aquila in 28 mesi. Renzi oggi  assicura che entro l’inverno gli sfollati saranno sistemati in case di legno.  Nel giro di 6-8 mesi inizierà la ricostruzione . Per dovere di cronaca c’è da aggiungere che l’attuale inquilino  di Palazzo Chigi ha pianificato una tappa ulteriore. Un piano di messa in sicurezza del territorio denominato “Casa Italia”, che si avvarrà della consulenza del noto "archistar"  Renzo Piano e che costerà alle casse dello Stato 2-3 miliardi l’anno.

 Il fallimento della ricostruzione berlusconiana per l’Aquila, è una evidenza inconfutabile. Per gli esiti dei programmi di Matteo Renzi  c’è da aspettare ed augurarsi che finisca in modo opposto a quanto accaduto nella città abruzzese. Permangono forti dubbi su dove il premier fiorentino riuscirà a recuperare i 2-3 miliardi  annui necessari alla messa in sicurezza del territorio. Probabilmente le stringenti regole economiche della UE permetteranno  di derogare al patto di stabilità per gli interventi emergenziali. Ma come la mettiamo per un programma strutturale,  ambizioso e indubbiamente necessario ,  come la messa in sicurezza del territorio?  Per l’architetto Renzo Piano  realizzare un  simile progetto potrebbe  coinvolgere due generazioni.

Con l’impellenza di  far rientrare l’eccesso del debito al 60% del Pil in ragione di 1/20  l’anno, come fiscal compact comanda,   dove si andranno a pescare  le risorse necessarie ? Forse qualcuno l’avrà dimenticato, ma l’Italia sta continuando a rimandare  un  impegno, per il quale si deve riportare il debito rispetto al Pil dal 135% attuale al 60% attraverso un percorso che prevede la riduzione del gap di 1/20 all’anno.  E’ quindi probabile che il programma Casa Italia abbia difficile se non impossibile realizzazione.

Un  altro elemento che accomuna  il Berlusconi del 2009 e il Renzi attuale è la situazione  politica che li coinvolge  nel momento in cui avviene la sciagura. Berlusconi era in perdita  di consensi,  con il suo  governo incapace di sostenere quella crisi economica innescata dai mutui subprime americani.  Renzi è egualmente in difficoltà per colpa del rovescio elettorale di primavera, di una crisi economica pari se non peggiore  a quella del 2009,  per il calo di consensi  personali  e sulla riforma costituzionale scritta insieme con la  Boschi .

Berlusconi, grazie alle mirabolanti promesse sulla ricostruzione dell’Aquila, grazie ad eventi mediatici ad effetto come il G8 organizzato proprio nel  Capoluogo abruzzese riuscì a risollevarsi superando le tempeste della sua maggioranza innescata   dallo strappo di Fini. Renzi  avrà uguale giovamento da altrettanto grandiosi propositi come il programma Casa Italia? Vedremo.

E’ un fatto che nella riforma Renzi-Boschi il Governo, quando lo richieda  l’interesse nazionale, può  legiferare direttamente sui territori, esautorando  il  nuovo Senato delle Regioni e gli enti locali. La ricostruzione di un terremoto sarà sicuramente considerata materia di interesse nazionale  per cui Governo e Presidente del  Consiglio potranno, in caso di affermazione referendaria, predisporre a piacere del territorio da ricostruire. In questa ottica la promessa di Renzi sul coinvolgimento delle comunità locali nella ricostruzione e manutenzione del proprio territorio è una vera e propria chimera. E’ più probabile che accada quanto allegramente prospettato da Vespa e Delrio , cioè che la ricostruzione farà felici gli imprenditori edili a cui verrà affidato direttamente dal Governo l’incarico di operare .

 Come il recente passato ha dimostrato saranno le stesse imprese che, nonostante le inchieste a loro carico,  continuano a cementificare l’Italia. Ecco perché proprio dal mondo dell’impresa arriva il più accorato sostegno alla riforma referendaria. Tutto si tiene. A parte la case