Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 1 dicembre 2016

Nasce Rosa-X

Rosa-X


 A 60 anni  dal rifiuto di Rosa Parks  di  cedere il posto su un autobus ad un bianco, a 60 anni da un No  che cambiò la storia dei diritti  civili  nasce
Rosa- X
Dal caos nasce la creatività”, questo concetto un po’ eracliteo (dallo scontro nasce la creatività) un po’ zen (dal caos nascono le stelle) è alla base della nuova web area Rosa-X. Due caos si sono incontrati, hanno messo in comune il loro mondo  fatto di sogni e  utopie . Da questa disordinata condivisione è nata  una prorompente forza comunicativa . Marina Navarra (Rosa)  e Luciano Granieri (X) sono due blogger nelle cui menti il caos alberga sovrano. E’  un caos fecondo  che trova una forte confluenza in un ideale comune, quello comunista libertario. Il rifiuto dell’ingiustizia sociale, della discriminazione razziale, e di genere,   sono gli elementi che riordinano il caos e lo indirizzano verso una creatività sorprendente , libera, senza padroni.  Marina e Luciano metteranno in comune uno spazio all’interno dei rispettivi  blog  Nonsolodirosso e Aut Frosinone, in cui i loro sogni, le loro utopie, le loro lotte  potranno emergere senza se e senza ma. Rosa-X  è il nome di questo angolo web. Perché Rosa-X?
ROSA : Come Rosa  Parks, ovvero I diritti non vanno  svenduti  ai soprusi.  Tutti, senza distinzione di razza, genere e censo ,  hanno  il diritto sedersi sul sedile anteriore del bus.
X:   Come Malcom X, ovvero una minaccia internazionale allo sfruttamento razzista e capitalista.
ROSA:  Come Rosa Luxemburg, ovvero    il dominio mondiale dell’imperialismo è una necessità storica? Anche la sua caduta  per opera dell’internazionale proletaria  lo è.
X:  Come L’incognita  dei danni  che un’aspra  lotta anticapitalista e antirazzista potrà  arrecare  alla  dittatura liberista.
ROSA-X . Una web  oasi di  sogni , desideri  e diritti sociali contro il totalitarismo ultraliberista, presente sia su Nonsolodirosso che su Aut Frosinone, coming soon on web. 

Il megafono del No

Luciano Granieri


Domenica scorsa, 27 novembre c’era da fare un po’ di cagnara in piazza a favore del No alla riforma costituzionale. Fuori dai teatri e dai dotti convegni, in cui un po’ ce la cantiamo e ce la suoniamo, si trova la “ggente” quella che non capisce, giustamente, perché in presenza di una crisi economica infinita, con un  aumento di povertà e privazioni  generalizzato, si sia dovuta intraprendere una santa e aspra  crociata  per cambiare 47 articoli della Costituzione.  E’ necessario rivolgersi  proprio a quella gente , una vasta platea di  persone che tutte insieme confluiscono nell’attuale 27% di indecisi se andare a votare e come votare. 

Dopo un analoga iniziativa organizzata a Frosinone, stavolta il luogo prescelto è stato Sgurgola. Una cittadina che affaccia sulla sterminata pianura della Valle del Sacco. A sollecitare la cagnara, i compagni di Rifondazione Comunista, il segretario provinciale Paolo Ceccano, Marina Navarra, ed il figlio Francesco che sono proprio di Sgurgola. L’appuntamento è per le 10,00 in un punto strategico. Una via che collega le due piazze principali del paese:  quella dove c’è la chiesa e  quella dove si gode un  suggestivo panorama dal belvedere affacciato  su una valle che, se non fosse inquinata e deturpata da abnormi insediamenti industriali, sarebbe straordinaria . 

Ore 10,30 si arriva al posto prefissato, Renzi la chiamerebbe “location”. Il servizio del bar di fronte è impeccabile, insieme a cappuccino e cornetto è incluso anche il tavolino e le sedie necessarie per allestire l’area dove si deve  comiziare. Il tutto grazie a Marina.  E’ incredibile , io l’ho sempre detto che è una forte!!! Volantini, bandiera di rifondazione listata a lutto per la scomparsa di Fidel, manifesto del No attaccato affianco alla bandiera, megafono e l’avventura può   iniziare. E’ vero, il megafono, le bandiere, i volantini, il comizio è roba da vecchia comunicazione politica, ma perché quella nuova è meglio? Almeno noi abbiamo risparmiato i 400mila euro che Renzi ha elargito  ad un  gurù del marketing politico, tale Jim Messina. 

Prima parte della mattinata: Comincia un via vai lento davanti al nostro tavolino , la gente un po’ assonnata passa, guarda, prende il volantino.   Parte la prima bordata di ragioni del No dal nostro megafono. Bisogna organizzarsi meglio . Paolo e Marina con una buona scorta di volantini, partono verso le due piazze ed  il mercato. Se Maometto non va alla montagna…. Io e Francesco rimaniamo a piegare altri volantini e ad arringare una folla che, per ora,   non c’è,  qualche amico e nulla più . 

Ulteriore  blitz al mercato, ma è presto, la gente è ancora in casa. Fa freddo anche se non da fastidio. Sgurgola sembra ancora avvolta dalla pigrizia domenicale, ma si comincia a discutere con qualcuno che si mostra interessato all’argomento. Verso mezzogiorno prende a diffondersi  nell’aria il profumo di sugo e arrosto. Aromi che in città sembrano  diventare sconosciuti. Non so se  è un caso ma allo spargesi di tali  allettanti effluvi, la gente inizia  ad affollare la strada. Molte persone escono dalla chiesa. Forza  diamoci dentro con  i volantini ed il megafono. Anche  l’altra piazza, quella con il belvedere, comincia a popolarsi. Mi dirigo li per iniziare la mia arringa a favore del No e  mi accorgo che proprio in quel largo c’è la sede del Pd locale. 

La tentazione è  troppo forte. Irrompo nella piazza urlando nel megafono che se fosse stata in vigore la riforma Renzi -Boschi, avremmo avuto Fiorito senatore. Come previsto qualcuno degli astanti, evidentemente aderente alla sezione locale del Pd, reagisce rimarcando  l’inutilità della mia cagnara , perché lì sono tutti a favore del si e per quanto riguarda  Fiorito sono tutte balle. Qualcun altro continua , gridando accalorato, ma senza megafono, che i consiglieri eleggono i senatori tenendo conto delle indicazione dei cittadini, quindi sarebbe stato improbabile ritrovarsi “er batman” a Palazzo Madama. Io sempre urlando nel megafono, chiedo  in quale modo i cittadini potranno indicare i consiglieri senatori. La risposta, a voce piena,  ma senza amplificazione di sorta, è che le modalità si decideranno dopo l’eventuale approvazione della riforma. La mia reazione è  veemente, amplificata dall’attrezzo rivoluzionario. Faccio notare che si votano riforme complete, la Costituzione è roba seria e deve prevedere al suo interno in modo preciso  ogni passaggio .

 La discussione prosegue  sulle altre tematiche referendarie, ma le mie ragioni risuonano  sempre più forti, sia nel merito, ma soprattutto nei decibel.  Loro questionano a voce normale, io rispondo con il megafono. Lo ammetto è  una lotta impari. I piddini sono  ascoltati solo dalla gente attorno, la mia stentorea voce invece si diffonde, grazie alla rudimentale ma efficace amplificazione,  in tutto il largo,  nella via dove c'è  il banchetto, fino alla piazza della chiesa. Un tizio mi si è avvicina  sussurrando che grazie alla mia cagnara  non tutti in quella piazza avrebbero votato si, infatti lui si era convinto per il no.  

Il  segretario Provinciale del Prc Paolo Ceccano, mi riprende  sostenendo come fosse scorretto discutere con persone  che non hanno  la mia stessa arma in grado di amplificare la voce .  Ma chissenefrega, perché invadere le TV un giorno si e l’altro pure, magnificando la riforma e vaticinando scenari catastrofici in caso di affermazione del no è corretto?  E’ corretto lasciare così esigui spazi di comunicazione a chi non è favorevole alla DEFORMA? Ecco noi a Sgurgola abbiamo rovesciato il tavolo sonoro. Domenica erano le nostre ragioni ad oscurare quelle del si. Non c’è niente da fare con un buon megafono e la volontà di lottare le rivoluzioni si possono ancora fare. Intanto cominciamo a dare fiato al megafono delle  urne. Domenica prossima votiamo No.

Le ragioni del nostro NO alla riforma costituzionale

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua



In due anni dal suo insediamento il Governo Renzi ha prodotto una serie di “riforme” che investono diversi ambiti della società e della vita delle persone, ispirate da una logica neoliberista, regressiva e autoritaria per cui sono stati attaccati e compressi diritti fondamentali dei cittadini.
La riforma della Costituzione e il combinato disposto con la legge elettorale rappresentano il tassello mancante rispetto a tale disegno.
Appare, infatti, sempre più evidente come l'obiettivo reale sia ridurre i bisogni sociali che giungono a livello istituzionale, in quanto troppo numerosi e ai quali non s'intende sacrificare gli interessi già protetti dei mercati e delle lobbies. Per questo motivo si restringono gli spazi di agibilità politica svilendo gli strumenti di democrazia diretta (vedasi la triplicazione delle firme necessarie per la presentazione di una legge d'iniziativa popolare), si restringe l'autonomia degli Enti Locali, si recidono i canali di trasmissione delle domande con la riduzione della pluralità della rappresentanza, si impedisce, attraverso la verticalizzazione del potere, a molte voci di farsi sentire, escludendo interi strati sociali, riducendo i margini di dissenso.

D'altra parte l'esperienza concreta ha messo in evidenza come sia già in atto una gravissima crisi democratica, che si manifesta a tutti i livelli, con lo svuotamento dei poteri delle assemblee elettive ed il ridursi dei consigli comunali a luoghi dove si ratificano semplicemente le decisioni prese in altri sedi.
L'inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio ha sancito di fatto l'assoggettamento al dogma neoliberista della politica economica del nostro Paese e la sua subordinazione agli indirizzi sanciti con la linea dell'austerità a livello europeo.
La crisi economico-finanziaria e la conseguente logica del debito sono diventati gli alibi attraverso i quali imporre, a diversi livelli, poteri tecnici e polizieschi.
I vincoli di bilancio diventano prioritari rispetto alla garanzia dei diritti fondamentali.
Così, ciò che era socialmente inaccettabile, ovvero privatizzazioni dei servizi, vendita del patrimonio pubblico, restringimento degli spazi di democrazia, diviene politicamente inevitabile anche perchè interiorizzato da gran parte delle forze politiche che governano sia a livello nazionale che locale.
Sui territori, poi, si sperimentano pratiche di eccezionalità giuridica, che vanno dalla creazione di status emergenziali ai super poteri commissariali, passando per dispositivi di controllo prefettizio.
In particolare, il movimento dell’acqua ha visto crescere, nonostante la vittoria referendaria, e, anzi, contraddicendola apertamente, una nuova strategia volta alla privatizzazione e finanziarizzazione dell’acqua e dei beni comuni, espropriando gli Enti Locali e le comunità territoriali di ogni facoltà nel determinare l'articolazione territoriale dei servizi e le politiche tariffarie.
L'attacco finale al referendum del 2011 si è provato a portarlo a compimento attraverso un'altra riforma "strutturale", quella della Pubblica Amministrazione promossa dalla Ministra Madia. Nello specifico con il decreto attuativo “Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale”. Un provvedimento fortemente ispirato all'idea del mercato come unico regolatore sociale.
Una grande mobilitazione e l'intervento della Corte costituzionale hanno portato alla capitolazione di questa riforma. Infatti, la sentenza 251/2016 l'ha sostanzialmente demolita, sancendo l'incostituzionalità di diversi articoli della legge delega tra cui quelli relativi a dirigenza, società partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego.
La censura della Consulta si fonda sulla lesione del principio di leale collaborazione tra stato ed enti locali, principio che verrebbe, di fatto, cancellato dalle modifiche proposte alla Costituzione che porterebbero alla riduzione dell'autonomia legislativa regionale e alla possibilità di ricorrere alla cosiddetta “clausola di supremazia”, che consente allo Stato centrale di intervenire in via legislativa in materie di competenza regionale invocando un generico interesse nazionale.
La sentenza, di fatto, ha demolito anche i decreti attuativi in quanto risultano illegittimi i presupposti su cui si basano. Per queste ragioni il Governo è stato costretto a ritirare il decreto sui servizi pubblici locali.

Una marcia indietro richiesta dal movimento per l'acqua da subito con la grande mobilitazione messa in campo a partire dalla primavera scorsa che ha prodotto centinaia di iniziative e una straordinaria raccolta di firme in calce alla petizione popolare (230.000 firme consegnate al Parlamento a fine luglio).
Abbiamo sempre denunciato l'incostituzionalità di questo provvedimento che avrebbe prodotto un pericoloso vulnus democratico provando a cancellare l'esito del referendum 2011. Su questa base si era aperto un confronto con la Ministra Madia la quale più volte aveva dichiarato che il servizio idrico sarebbe stato stralciato dalla versione definitiva decreto. Ciò avrebbe costituito solo un primo passo indietro, seppur importante, nel tentativo del Governo di sovvertire l'esito referendario. Abbiamo, infatti, sempre ribadito che andavano eliminate tutte le norme che puntavano alla privatizzazione dei servizi locali, che vietano la gestione pubblica tramite aziende speciali, oltre a quelle che permangono e creano, comunque, una disparità tra le diverse forme di gestione con un evidente favore per quelle privatistiche.

La nostra battaglia proseguirà perchè siamo convinti della necessità di una inversione di rotta nel senso della piena attuazione degli esiti referendari e della promozione di un gestione pubblica e partecipativa dell’acqua svolta nell'interesse della comunità e che restituisca il giusto ruolo alle amministrazioni locali.
Siamo anche convinti che il dibattito nel nostro paese debba ripartire proprio da questi punti e ci adopereremo affinchè l'eventuale nuovo testo di decreto sia radicalmente riformulato e la legge sull'acqua in discussione al Senato, svuotata e stravolta nel suo impianto generale, sia approvata nella sua versione originaria a partire dal ripristino dell’articolo che disciplinava i processi di ripubblicizzazione.

Anche a partire da questa esperienza intendiamo ribadire il nostro NO più convinto alla riforma costituzionale. E ciò per almeno tre ragioni di fondo: la prima è che il combinato tra controriforma costituzionale e legge elettorale nasce proprio con l’idea di restringere gli spazi di democrazia in termini funzionali ad affermare le scelte di carattere neoliberista e classista che contraddistinguono l’attuale governo. La seconda è relativa ai contenuti specifici della controriforma costituzionale (approvazione delle leggi a data certa, subordinazione del ruolo delle Regioni al governo, limitazione degli strumenti di democrazia diretta e partecipativa), che disegnano un'architettura istituzionale per cui si configura un forte accentramento dei poteri in capo al governo e al presidente del consiglio.
La terza è che non è possibile disgiungere i contenuti delle scelte sul terreno economico e sociale da quelle relative alle forme e agli assetti istituzionali. Da questo punto di vista, è evidente che, se non si vuole produrre un discorso che rischia di essere astratto sulla difesa e sull’espansione della democrazia, esso va innervato di contenuti e fatto vivere in relazione alle scelte che intervengono sulle politiche economiche e sociali, su quelle scelte che riguardano la condizione di vita concreta delle persone.

Qui sta un elemento di relazione forte tra il percorso del movimento per l'acqua e l'iniziativa per far vincere il No alla controriforma istituzionale.

Ribadiamo, dunque, il nostro impegno perché ciò possa realizzarsi e la certezza che i nostri percorsi si incroceranno con ancora maggior forza.

mercoledì 30 novembre 2016

Pesi e misure

Severo Lutrario


Gli sciacalli dei fogliacci che hanno la pretesa di definirsi “quotidiani” si sono avventati con un sol canide sull’associazione Codici rea di aver diffuso i dati di un sondaggio che - udite, udite - non rispettava nella sua organizzazione i criteri riconosciuti validi per sancirne l’attendibilità.
Premesso che la storia dei sondaggi effettuati nel rispetto di tutti i crismi previsti ha dimostrato fin troppe volte la scarsa attendibilità dello strumento “sondaggio” in quanto tale e precisato che, senza pretendere di fare alcuna difesa dell’associazione, i criteri adottati siano stati resi noti dalla stessa società che ha effettuato il sondaggio e, quindi, come non ci sia stato nulla di truffaldino nell’operazione effettuata dall’associazione, ci si sarebbe aspettata da parte della stessa genia di sciacalli un’analoga attenzione sui dati e sull’origine del sondaggio presentato da ACEA ATO 5 S.p.A. nella squallida sceneggiata organizzata dall’autotrasportatore Pigliacelli in cui il gestore millantava un’opinione positiva del 90% degli intervistati.
Questi millantatori dell’informazione su questo non hanno battuto ciglio, non si sono chiesti se e come sia stato definito un campione di utenti capace di generare una ipotesi fantasy (fantascientifica presupporrebbe, dato un assunto arbitrario, un’architettura narrativa logica) come quella raccontata dal dimissionato dirigente del gestore. 
Se ne sono guardati bene, mentre utilizzano il “delitto” di codici per rinfocolare la campagna terroristica a tutela degli intessi di ACEA ATO 5 S.p.A.
A questi signori sono pronto a lanciare una sfida.
Scelgano giorno, ora, luogo e contesto, poi vadano di persona ad interrogare le prime 100 persone che incontreranno in uno qualsiasi degli 86 comuni che subiscono la gestione di ACEA ATO 5 S.p.A. .
Se troveranno tra queste cento persone dieci persone che si dichiareranno soddisfatte dalla gestione di ACEA ATO 5 S.p.A. potranno scegliere liberamente la penitenza da farmi subire.
(So che non lo faranno, perché, se non vivono sulla luna, sanno perfettamente che il sondaggio di Codici non aveva alcun bisogno di essere effettuato per certificare quelli che sono stati presentati come risultati).
Se faranno il sondaggio e quelle dieci persone non le troveranno, dovranno cambiare mestiere.
Mi rendo conto che per simili figuri non sia alla portata un mestiere onesto.
Potranno sempre darsi al furto, sarà comunque una soluzione più dignitosa.

lunedì 28 novembre 2016

Il Governo ritira il decreto sui servizi pubblici, una vittoria della mobilitazione e dell'applicazione della Costituzione

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA



La Corte costituzionale ha sostanzialmente demolito la cosiddetta Riforma della Pubblica Amministrazione voluta dalla Ministra Marianna Madia dichiarando l'incostituzionalità di diversi articoli della legge delega tra cui quelli relativi a dirigenza, società partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego.
La censura della Consulta si fonda sulla lesione del principio di leale collaborazione tra stato ed enti locali.

Ciò, di fatto, demolisce anche i decreti attuativi in quanto risultano illegittimi i presupposti su cui si basano.

Per queste ragioni il Governo è stato costretto a ritirare il decreto sui servizi pubblici locali.

Una marcia indietro richiesta dal movimento per l'acqua da subito con la grande mobilitazione messa in campo a partire dalla primavera scorsa che ha prodotto centinaia di iniziative e una straordinaria raccolta di firme in calce alla petizione popolare (230.000 firme consegnate al Parlamento a fine luglio).
Abbiamo sempre denunciato l'incostituzionalità di questo provvedimento che avrebbe prodotto un pericoloso vulnus democratico provando a cancellare l'esito del referendum 2011. Su questa base si era aperto un confronto con la Ministra Madia la quale più volte aveva dichiarato che il servizio idrico sarebbe stato stralciato dalla versione definitiva decreto. Ciò avrebbe costituito solo un primo passo indietro, seppur importante, nel tentativo del Governo di sovvertire l'esito referendario. Abbiamo, infatti, sempre ribadito che andavano eliminate tutte le norme che puntavano alla privatizzazione dei servizi locali, che vietano la gestione pubblica tramite aziende speciali, oltre a quelle che permangono e creano, comunque, una disparità tra le diverse forme di gestione con un evidente favore per quelle privatistiche.

Non possiamo che gioire di fronte alla capitolazione di una riforma dei servizi pubblici locali che, in ogni caso, si ispirava all'idea del mercato come unico regolatore sociale.
Una capitolazione che deriva dal combinato disposto di una grande mobilitazione sociale e dall'intervento della Consulta.

La nostra battaglia proseguirà perchè siamo convinti della necessità di una inversione di rotta nel senso della piena attuazione degli esiti referendari e della promozione di un gestione pubblica e partecipativa dell’acqua svolta nell'interesse della comunità e che restituisca il giusto ruolo alle amministrazioni locali.
Siamo anche convinti che il dibattito nel nostro paese debba ripartire proprio da questi punti e ci adopereremo affinchè l'eventuale nuovo testo di decreto sia radicalmente riformulato e la legge sull'acqua in discussione al Senato, svuotata e stravolta nel suo impianto generale, sia approvata nella sua versione originaria a partire dal ripristino dell’articolo che disciplinava i processi di ripubblicizzazione.

domenica 27 novembre 2016

Una giornata per il NO al referendum.

Il Segretario Provinciale Prc-Se Paolo Ceccano



Il 29/11 alle 13 presso i cancelli della FCA (ex FIAT) a Piedimonte SG per propagandare le ragioni di un libero voto per il NO.
Con la presenza di Paolo Ferrero, segretario nazionale del PRC, e di Antonio Ingroia, i lavoratori potranno confrontarsi e dialogare  sugli argomenti necessari ad esprimere un voto libero in questo referendum. Argomenti sempre più difficili da cogliere attraverso la informazione ufficiale, dei giornali e delle televisioni.
E avere modo di costatare come non mai nel caso del mondo del lavoro, si sentiranno gli effetti perversi conseguenti allo stravolgimento della Costituzione  che con il referendum il governo Renzi vuole perseguire.
Il ristringimento dei margini della democraziapropri della legge di riforma elettorale e della riduzione del Parlamento a cassa di risonanza del governo, obiettivo ultimo della riforma Boschi, fa si che le problematiche del mondo del lavoro saranno sempre più indifendibili. Perciò i lavoratori con questo referendum si troveranno a difendere l’ultima possibilità loro rimasta per poter affermare i diritti del lavoro vale a dire: la democrazia.
Nella stessa giornata alle 17.30 ci sarà un convegno a Esperia dove parteciperà Antonio Ingroia e Paolo Ferrero, presieduto da Paolo Ceccano, segretario provinciale del PRC. Guglielmo Maddè, capogruppo del PRC nel consiglio comunale di Esperie, porterà il saluto dell’amministrazione comunale, mentre l’introduzione sarà fatta da Romolo Rea.
Le argomentazioni per le ragioni del NO saranno spiegate dall’avv. Ermete Grossi.
Antonio Ingroia presenterà il suo ultimo libro: “Dalla parte della Costituzione- Da quaranta anni sotto attacco: da Licio Gelli a Renzi.
Le conclusioni saranno affidate a Paolo Ferrero.

Incontro Pubblico sulla Sorveglianza Epidemiologica, il cittadino deve partecipare, essere informato, conoscere.

Rete per la Tutela della Valle del Sacco



L’incontro pubblico promosso da Retuvasa sulla sorveglianza sanitaria nella Valle del Sacco che si è tenuto a Colleferro il 16 novembre scorso ha permesso ai presenti di approfondire un tema caldo e sempre attuale, quello dello stato di salute nel nostro territorio.
E’ stata anche l’occasione per cogliere l’importanza delle indagini epidemiologiche svolte sul territorio con il prossimo avvio della nuova gestione del Sito di Interesse Nazionale (SIN) su cui ha riferito con chiarezza il Dott. Eugenio Monaco.

Il nuovo SIN si sviluppa da Colleferro lungo tutta l’asta del fiume Sacco che comprende, assieme alle aree ripariali di esondazione, tutte le aree su cui si è sviluppata l’attività industriale negli scorsi decenni.

La sorveglianza epidemiologica e sanitaria costituisce un elemento irrinunciabile per la pianificazione degli interventi sulle aree inquinate; essa indaga gli effetti prodotti sulla salute umana dall’inquinamento delle matrici ambientali (aria, suolo ed acque profonde e superficiali), prodotto a sua volta dalle attività industriali pregresse e dagli effetti nel presente delle attività industriali, dalle diverse forme di mobilità, in particolare dalle diverse forme di combustione domestica ed industriale.

Ancora una volta è risuonato l’allarme degli esperti che richiedono una estensione ed intensificazione delle indagini epidemiologiche nei confronti delle diverse fasce della popolazione e di tutto il territorio della Valle del Sacco, caratterizzata peraltro per lunghi periodi dell’anno dalla scarsa mobilità degli strati bassi dell’atmosfera che provoca il ristagno degli inquinanti con effetti purtroppo prevedibili e verificabili.

Il principio di precauzione.

Non sono stati evocati orizzonti catastrofici ma i dati offerti dalle relazioni indicano che esistono patologie maggiormente presenti nel nostro comprensorio rispetto al resto della regione. Spesso la ricerca del nesso tra contaminazione da agenti inquinanti e patologie non è facile da determinare, come accade nel caso del Beta-HCH, che ha inquinato il fiume Sacco ed attraverso la catena alimentare ha contaminato in gradi diversi parte della popolazione. Tuttavia ci soccorre il Principio di Precauzione: quando non si possono escludere effetti dannosi per la salute da parte di una determinata sostanza e quando soprattutto vi sono indizi della sua azione patologica assieme a correlazioni statistiche è necessario impedire che le persone entrino in contatto in qualsiasi modo con essa.

L’applicazione rigorosa del principio di precauzione, assieme al rilevamento degli indici di inquinamento e di peggioramento dello stato di salute della popolazione, impone di richiedere l’applicazione rigorosa di una  moratoria, ossia il blocco dell’insediamento di nuovi impianti e fonti inquinanti di ogni tipo assieme alla rimozione di quelli presenti, primi fra tutti gli inceneritori.

Implicita ed a tratti esplicita negli interventi degli esperti sanitari è stata la richiesta di un rafforzamento della struttura sanitaria sul territorio, condizione necessaria per una sorveglianza puntuale ed approfondita. Una buona notizia è l’approvazione della norma regionale per realizzare il registro delle patologie tumorali, mentre la dott.ssa Fantini ci ha rassicurati sulla assenza di inquinamento chimico dell’acqua potabile utilizzata a Colleferro esclusivamente da pozzi presenti nel territorio. Il controllo avviene con frequenza trimestrale e forse andrebbe intensificato.

In sintesi, sorveglianza epidemiologica e sanitaria, gestione e risanamento del SIN costituiscono processi complessi strettamente intrecciati e correlati tra di loro, decisivi per la salute ed il futuro dell’ambiente e della popolazione della valle del Sacco. Tale complessità richiede una mole di risorse, una mobilitazione di competenze ed una capacità organizzativa assolutamente inedite.

Sarà possibile conquistarle e costruirle solo con la mobilitazione capillare e la partecipazione organizzata e consapevole delle popolazioni e delle amministrazioni locali e periferiche. 

Per cominciare è necessario superare i localismi, il frazionamento delle iniziative e delle vertenze sui diversi temi.

Si giunge quindi alle note dolenti poiché poco in tal senso è stato fatto nonostante l’impegno di molti in questi anni ed il nostro particolare impegno come associazione di cui rivendichiamo la continuità, l’accuratezza nell’ approfondimento e nella attività di informazione.
Dobbiamo rilevare che all’appassionato confronto sui social network non corrisponde da parte di molti una concreta attività. Non sottovalutiamo le difficoltà quotidiane e personali di ciascuno di noi, tuttavia è necessario staccarsi dalla tastiera e scendere nelle strade, nei cortili, nelle scuole ed in ogni luogo pubblico, aprire un confronto difficile tra generazioni diverse.

Questo si sta cercando di fare in tutta la Valle del Sacco cercando, di unire i diversi movimenti di lotta su rifiuti, servizi pubblici e lavoro. 
Certamente garantiremo nei mesi a venire una accurata informazione su ciò di cui stiamo parlando, consapevoli di dover offrire un percorso di formazione, di introduzione alla comprensione di problematiche complesse, fornendo strumenti necessari a districarsi tra le diverse fonti di informazione.

Per chiudere confermiamo la replica dell’incontro pubblico sulla sorveglianza epidemiologica presso il Castello di Patrica, il 13 dicembre dalle ore 17.00, in collaborazione con il Comitato “La Rinascita”.


Valle del Sacco, 27 novembre 2016  

Clicca qui  per le slide dell’incontro pubblico a Colleferro del 16 Novembre 2016